Perché ero un pittore: L'Arte scampata ai campi nazisti
Un'indagine senza precedenti sulle opere d'arte create segretamente nei campi di sterminio nazisti. Dialogando con i pochi artisti sopravvissuti e con i loro curatori si evocano le emozioni e l’emarginazione, le firme, lo stile o l’anonimato, così come la rappresentazione dell’orrore e dello sterminio. Il film, però, è forse soprattutto una lunga carrellata su disegni consunti e dipinti custoditi nelle collezioni in Francia, Germania, Israele, Polonia, Repubblica Ceca, Belgio e Svizzera. Note di regia Quasi non oso dichiararlo, ma per un pittore, quella bellezza era incredibile. Era assolutamente necessario riprodurla, rappresentarla e mostrarla, in modo da preservarla per il futuro ha dichiarato Zoran Mušič, un sopravvissuto di Dachau. Il film viaggia tra i frammenti d’immagini clandestine e di ciò che resta dei campi, offrendo una vigile ricerca fra volti, corpi e paesaggi per esplorare il concetto stesso di opera d'arte e confrontarsi a testa alta con l’idea di bellezza. La posta in gioco è sconvolgente, ma forse in questo modo possiamo immaginare meglio ciò che i campi sono stati davvero e provare il necessario rispetto per un artista, a prescindere da quanto piccolo o fragile sia il gesto del suo tratto.
